“Per quanto mi riguarda, ho un’altissima opinione dell’arte del narrare, e una bassissima opinione del cosiddetto lettore <medio>. Continuo a ripetermi che non posso evitarlo, che è questo il signore che dovrei tenere sveglio, ma, al tempo stesso, so anche di dover fornire al lettore intelligente quell’esperienza più profonda che vuol trovare nella narrativa, di fatto entrambi i lettori non sono che due aspetti della personalità dello scrittore, il quale, in fin dei conti, può conoscere un unico lettore: se stesso.”
UN’OPERA D’ARTE ESISTE INDIPENDENTEMENTE DAL SUO AUTORE NON APPENA LE PAROLE SONO SULLA CARTA
“A parer mio quasi tutti sanno cos’è una storia, fino a che non si siedono a scriverne una”
“Mi sono spesso chiesta cosa faccia funzionare e tenga insieme un racconto e sono giunta alla conclusione che probabilmente si stratta di qualche azione, di qualche gesto particolare, dissimile da tutti gli altri, che segnala dove pulsa il cuore del racconto. dovrebbe essere un’azione o un gesto assolutamente giusto eppure assolutamente inatteso; dovrebbe essere coerente con il carattere del personaggio, ma al tempo stesso trascenderlo; dovrebbe alludere al mondo e insieme all’eternità. … Dovrebbe essere un gesto che in qualche modo stabilisca il contatto con il mistero.”
LO SCRITTORE DI NARRATIVA SPIEGA IL MENO POSSIBILE. IL LETTORE GIUNGE A COLLEGARE LE COSE GRAZIE A QUANTO GLI VIENE MOSTRATO.
“Un racconto è riuscito se dentro ci puoi sempre vedere qualcosa di più, se continua a sfuggirti di mano. NELLA NARRATIVA, DUE PIU’ DUE FA SEMPRE PIU’ DI QUATTRO”.

